Un portalettere in servizio presso il CD di Tolmezzo è stato sanzionato da Poste Italiane Spa per non aver completato tutte le consegne entro il proprio turno di lavoro. Non ha commesso irregolarità. Non ha disobbedito. Non ha abbandonato il servizio. Ha svolto il proprio lavoro percorrendo chilometri su strade complesse, con un carico di recapiti oggettivamente insostenibile rispetto al tempo a disposizione. E, al termine del turno, non è riuscito a completare il giro.
Una situazione che non riguarda il singolo lavoratore, ma che si verificherebbe per chiunque nelle medesime condizioni operative. L’azienda ha avviato un procedimento disciplinare nel corso del quale sono state presentate giustificazioni puntuali e documentate, che tuttavia sono state ritenute insufficienti, senza dimostrare la reale compatibilità tra carichi di lavoro assegnati e tempi previsti, né chiarire come tali volumi possano essere completati entro l’orario di servizio. Di fatto, ci troviamo di fronte a una sanzione che scarica sul lavoratore responsabilità che attengono all’organizzazione del lavoro.
Il punto non è l’entità del provvedimento, ma il principio che lo sottende: se un portalettere non riesce a terminare il lavoro, la responsabilità ricade esclusivamente su di lui. Non sull’organizzazione, non sui carichi, non sulle scelte aziendali. Questo principio produce una conseguenza evidente: il lavoratore, per evitare sanzioni, è spinto a prolungare l’orario di lavoro, con il rischio di trasformare una criticità organizzativa in un problema individuale.
È quindi inevitabile porsi una domanda: come può operare serenamente un portalettere sapendo di poter essere sanzionato per non aver completato un carico di lavoro incompatibile con il tempo assegnato?
Riteniamo che questo episodio si inserisca in un contesto più ampio. Poste Italiane si appresta infatti a introdurre ad Udine una nuova riorganizzazione del recapito, con accorpamenti di zone e conseguenti aumenti delle percorrenze. In questo scenario si sta creando un clima in cui “fare di più” — sempre di più, in silenzio — diventa la norma attesa, e chi non riesce ad adeguarsi rischia di pagarne le conseguenze. Il portalettere coinvolto conosce il territorio e ha sempre svolto il proprio servizio con professionalità e senso del dovere. Oggi si trova sanzionato non per mancanza di impegno, ma per l’impossibilità materiale di completare un carico di lavoro oggettivamente incompatibile con i tempi previsti.
Avevamo già informato l’azienda che, in caso di sanzione, avremmo intrapreso azioni legali. Così sarà. Perché questo lavoratore non può pagare per responsabilità che non gli appartengono. E perché ciò che accade oggi a Tolmezzo può accadere domani a qualsiasi portalettere in Italia.
Andrea Borelli – segretario territoriale UILPoste Udine











