“Austerità, tagli allo stato sociale e compressione dei diritti. I nostri salari reali sono tragicamente fermi dagli anni ’90. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un paradosso inaccettabile: a fronte di un crollo del 12% dei salari reali dei lavoratori italiani, le imprese hanno registrato un incremento medio dei profitti del 45%. Non vi è stata alcuna redistribuzione di questi margini, né alcuna inversione di tendenza nei modelli organizzativi”.

Ha esordito così il segretario generale UIL del Friuli Venezia Giulia, Matteo Zorn, fresco di riconferma in regione, sul palco del XIX Congresso nazionale UIL di Padova, il 2-4 luglio scorso. Congresso che ha visto la riconferma del segretario generale Pierpaolo Bombardieri, e che ha visto la nomina nel Consiglio confederale del sindacato, oltre a Zorn (in quanto segretario regionale), per la prima volta Ezio Tesan, referente confederale UIL per Pordenone.

Il segretario generale del Friuli Venezia Giulia ha sottolineato al Congresso la necessità di rimuovere “una macchia indelebile sulla nostra
democrazia: si può essere poveri pur lavorando a tempo pieno. Il lavoro povero va estirpato alla radice. Per farlo, il recupero del potere d’acquisto deve passare attraverso il rinnovo tempestivo dei Contratti collettivi nazionali di lavoro, strumento principale di democrazia economica”, ma anche con la lotta senza quartiere ai “dei contratti pirata, firmati da organizzazioni di comodo, al solo scopo di legittimare il dumping sociale e normativo”.

A questo si lega la necessità di respingere il populismo del ‘salario minimo’, rivendicando, spiega Zorn, “il concetto di ‘salario giusto’, inteso come Trattamento economico complessivo (Tec)”, che deve includere “il Trattamento economico minimo (Tem) agganciato all’indice Ipca-Nei, con le mensilità aggiuntive, le indennità, la riduzione dell’orario, gli elementi di welfare”.

Sull’Intelligenza artificiale, uno dei temi centrali del Congresso di Padova, il segretario Friuli Venezia Giulia ha ribadito che vanno negoziati accordi dove “l’introduzione dell’IA riduca l’orario di lavoro a parità di salario reale, concretizzando l’obiettivo della ‘settimana corta’”, imponendo “per via contrattuale la trasparenza sugli algoritmi e raggiungere un vero e proprio diritto universale alla formazione continua, con un monte orario annuale adeguato, in orario di lavoro”.

Rappresentando infine la situazione del lavoro sul territorio regionale, Zorn, ha preso la vertenza Electrolux, con la minaccia di più di 1.700 licenziamenti nel settore dell’elettrodomestico bianco -”totalmente inaccettabili”-, che ricadrebbero per lo più sul sito di Porcia (Pordenone), e a cascata sull’indotto storico del pordenonese, come esempio di deindustrializzazione.

“Non possiamo parlare di futuro del lavoro senza guardare in faccia le pesanti crisi industriali dei nostri territori. Di fronte alle guerre commerciali globali, l’assenza di una visione strategica da parte del governo e dell’Europa è disarmante”. Tuttavia, se è vero che i problemi della competitività “vanno affrontati con interventi di sistema europei sui costi di energia e materie prime”, conclude Zorn, è altrettanto vero che “altri grandi Paesi europei reggono meglio l’urto perché sanno fare sistema tra istituzioni, imprese e parti sociali”.