In Friuli Venezia Giulia, Poste Italiane ha 49 addetti allo smistamento, costretti al part-time involontario, che devono vivere con 700 euro al mese: si chiama lavoro povero. E poi ci sono i lavoratori “fantasma”, assunti a tempo determinato, che non possono segnalare alcun problema che li riguarda, perché rischiano di non avere il contratto rinnovato. Questo nella prima azienda pubblica italiana con 120mila dipendenti, 4 volte Top Employer, che produce quasi 2 miliardi di euro di utile netto. I lavoratori part-time vanno convertiti in full-time.
Lo sottolinea Ugo Spadaro, segretario generale UilPoste del Friuli Venezia Giulia, all’incontro, giovedì scorso a Udine, dei lavoratori delle Poste Italiane della regione con i segretari nazionali di UilPoste Silvia Cirillo e Giuseppe Franchina, i segretario generale Uil Fvg Matteo Zorn e il segretario generale Uiltucs Fvg Matteò Calabrò.
Nelle Poste ci sono lavoratori fantasma, spiega Cirillo, colleghi che non possono parlare pur avendo sulla carta gli stessi diritti degli altri: se segnalano qualsiasi anomalia sul lavoro, rischiano di vedersi non rinnovato il contratto e non essere stabilizzati perché non avranno i mesi minimi. “Noi siamo molto preoccupati per la sicurezza, perché un portalettere che accetta di uscire, per esempio, con un mezzo non idoneo, che è stracarico o senza Dpi, mette a rischio la sua sicurezza”, spiega la segretaria.
“Negli anni siamo passati in Poste da una totale assenza di regole sulle politiche attive del lavoro, in cui l’azienda aveva una totale discrezionalità, a una regolamentazione attraverso specifici accordi. Questo ha migliorato le condizioni ma oggi non basta più”, aggiunge Franchina. “Bisogna porre un freno al lavoro povero, alla mancata disciplina di proroghe e rinnovi e cambiare i criteri di stabilizzazione, perché non più in linea con le condizioni attuali”.
Zorn sottolinea la necessità di fermare una deregulation sempre più diffusa nella disciplina del rapporto di lavoro, che aumenta la flessibilità selvaggia, il precariato e mette seriamente a rischio la sicurezza dei lavoratori, perché i lavoratori precari sono lavoratori che rischiano sempre di più. Un’ottica che cambia anche i dati positivi dell’occupazione: su 280mila lavoratori in più registrati a dicembre 2024, 200mila sono temporanei o a chiamata.
Il settore turismo/commercio/servizi è particolarmente affetto da numerose forme di precariato, spiega infine Calabrò, confermando un andamento generale del mondo del lavoro sempre più preoccupante, come emerso dalle testimonianze dei lavoratori che sono intervenuti al dibattito. In particolare nel turismo i datori di lavoro ora lamentano la difficoltà di reperire forza lavoro, e imputando alla demografia la scarsa propensione ai giovani di lavorare nel turismo. Una visione distorta, conclude Calabrò, che non si chiede perché i giovani preferiscano altro, e non concepisce la necessità aumentare l’attrattività del settore offrendo condizioni più dignitose ai lavoratori.
















