ADESIONE ALLO SCIOPERO UNITARIO CGIL, CISL, UIL E USB TOTALE. ORA INCONTRO CON L’AZIENDA AL MINISTERO PER REVOCARE 280 ESUBERI

 

Antonio Rodà, segretario UILM Trieste

“La risposta è stata importante, la piazza è piena c’è anche la cittadinanza è la rappresentanza di tutte le forze politiche. Il messaggio che portiamo è di unità attorno a questa fabbrica e i suoi lavoratori: non possiamo disperdere questo patrimonio, non possiamo permettere che una multinazionale come Flex delocalizzi semplicemente per una logica di profitto. La posta in gioco sono 280 lavoratori, la metà dei lavoratori in questa fabbrica. E’ una delle crisi più pesanti su questo territorio, se si dovesse concretizzare, che si ricordi negli ultimi 20 anni, cosa che Trieste deve difendere. Quindi noi chiediamo alla cittadinanza di scendere in piazza.

Dopo la dismissione della produzione della Flex in Ucraina, è stata una decisione strategica di non portare il lavoro a Trieste, ma di portarlo in Romania. Ora si vuole anche delocalizzare in Romania anche la nostra produzione, perché produrre lì costa tanto di meno, quindi è solo una logica basata sul profitto. Qui non c’è una azienda in crisi, ma un’azienda che guadagna e fa fatturato: vogliono andare a fare più fatturato.

A Trieste nelle loro logiche rimarrebbe la logistica il magazzino e l’ingegneria dei prodotti, le cosiddette attività di più alto valore aggiunto definite dall’azienda. Per noi è tutto valore aggiunto perché quello della produzione è un valore di lavoratori che hanno un’alta professionalità, quindi dobbiamo difendere questa capacità del sito.

Vogliamo che diventi una realtà la legge anti-delocalizzazioni, oggi abbiamo una prova, e vogliamo misurare il governo su questa partita. Se restano solo annunci, allora abbiamo solo tante belle parole ma nel concreto poi le multinazionali possono fare quello che vogliono. Vogliamo quindi che il governo sia conseguente con i provvedimenti che ha emanato e metta in campo tutte le forze per difendere questo sito produttivo”.

 

Dino Vardabasso, Rsu UILM alla Flex

“Siamo l’unica azienda europea a costruire apparecchi per digitalizzare l’Europa, quello che il governo ci ha promesso in due anni di pandemia. Maestranze di primo livello, come non ce n’è in Europa, e ora vogliono derubarci di queste maestranze. Non ci aspettavamo questi numeri (280 esuberi, Ndr), ci aspettavamo una riduzione in un periodo, per poi riprenderci. Invece con metà organico rimarranno solo le persone legate alla direzione e alla Nokia che ci ha portato via i migliori programmatori che avevamo nell’Alcatel. La Flex a Trieste è presente da sette anni, ma qui con Teletra, Alcatel, Alcatel-Lucent stiamo parlando di quasi 40 anni di conoscenze nell’elettornica. Noi abbiamo creato il WDM (Wavelength division multiplexing) che è la trasmissione dati su fibra ottica che ci permette oggi di fare tutto quello che facciamo con i nostri telefonini.

A Trieste abbiamo teste e maestranze, ma oggi l’azienda sembra che non voglia più vendere prodotti, ma processi. Ovvero dovremmo vendere il nostro saper fare, codificando in algoritmi quelle capacità, tecniche, trucchetti di chi sa fare che in azienda sono tramandate di generazione in generazione, simile all’artigianato. Il “processo” assorbirà e sostituirà tutto questo, e permetterà senza errori che della produzione si occupino maestranze cinesi, arabe, rumene che non hanno tutta questo bagaglio di esperienze e conoscenze. Invece qui, quando il prodotto arrivava da Norimberga, eravamo noi a metterlo in campo, andavamo a vedere i problemi della micromeccanica, per stabilire un processo per far sì che si arrivi a una catena di montaggio, e ci voglio anni per ogni prodotto.

Con la delocalizzazione a Trieste rimarrebbe parte della ricerca e l’Hub logistico che è la principale cosa che vuole la multinazionale, legati con i nuovi uffici che sta aprendo a Fernetti e nel Porto franco. Ma se guardiamo al magazzino e allo Hub logistico di una multinazionale, ci lavorano 50 persone, e in quelli di punta, come in Giappone, ce ne lavorano due, perché è tutto robotizzato.

Su 580 lavoratori, parlare di 280 esuberi, ovvero di 280 famiglie in una città di 200mila residenti, è un disastro. Tra gli esuberi vi sono 80 lavoratori interinali, la cui uscita è praticamente immediata, mentre i tra i fissi siamo tutti attorno ai 45 anni di media, i più anziani tra i 55 e 58 anni, quindi non possiamo neppure contare su uno scivolo pensionistico e rischiamo di rimanere in un limbo”.

 

Matteo Zorn, segretario generale UIL Friuli Venzia Giulia

“La Flex è un’azienda che non ha mai presentato un piano industriale di sviluppo, è arrivata qui senza progettare, anzi, ha iniziato sempre di più a pensare a delocalizzare in Romania a Timisoara con una mera logica di profitto, quindi sfruttano il più basso costo del lavoro e riducendo sempre di più il ruolo di Trieste. Adesso sembra che la crisi internazionale, unita alla monocommittenza Nokia legata all’appalto all’Enel sembra che abbia creato ulteriori criticità, e l’azienda vuole cogliere la palla al balzo per delocalizzare, ridurre il sito di Trieste a sito di smistamento e testing di nuovi prodotti.

Noi non potremo mai accettare che 280 lavoratori, quindi 280 famiglie, finiscano a casa. Non è solo un problema dello stabilimento, dei lavoratori e del sindacato, ma è un problema dell’intera cittadinanza. Per questo chiediamo un tavolo al ministero dello Sviluppo economico con l’azienda, tavolo politico con i ministri e non solo con i tecnici ministeriali, e non accetteremo decisioni unilaterali dell’azienda, perché l’occupazione a Trieste va assolutamente salvaguardata”.