“C’è la necessità di investire nel settore delle telecomunicazioni anche con i fondi legati al Pnrr, e sono ben 38 miliardi, per costruire la digitalizzazione del Paese, una cosa fondamentale. Ma il governo sta facendo l’attendista, e sta lasciando al mercato finanziario la gestione di questa partita, cosa che da un lato non va a tutelare l’occupazione all’interno della Tim, dall’altro non sta dando risposte sulle infrastrutture e la tecnologia di Tim, che è leader attualmente in Italia sulle telecomunicazioni”.
Lo sottolinea il segretario regionale di Uilcom-Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Mian, presente oggi in presidio a Trieste assieme a Cgil-Slc e Fistel-Cisl, in occasione dello sciopero nazionale per la vertenza Tim. L’azienda, che solo in regione conta 440 dipendenti, è a rischio “spezzattino” dopo che il socio di maggioranza, la francese Vivendi, ha annunciato l’intenzione di disimpegnarsi.
“Il 2 marzo conosceremo quelli che saranno i risvolti del piano industriale di Tim, che oggi è fatto solo di ‘veline’ diffuse tramite i mezzi stampa – aggiunge Mian -. Noi siamo fortemente preoccupati per la tenuta dei livelli occupazionali, per il possibile smembramento dell’azienda, e per il fatto che dei fondi internazionale poi potrebbero gestire uno degli asset fondamentali per il Paese, non solo per lo sviluppo tecnologico della digitalizzazione, ma anche per lo sviluppo industriale del Paese”.
Durante l’incontro in Regione Friuli Venezia Giulia, è emersa la sostanziale sintonia dell’Amministrazione con le valutazioni dei sindacati, fa sapere il segretario Uilcom. “Il presidente Fedriga avrebbe ricevuto rassicurazioni dal gruppo Tim che il nuovo piano industriale non dovrebbe provocare esuberi. Attendiamo quindi un nuovo incontro con la Regione dopo il 2 marzo, e intanto il governatore si è impegnato a portare la questione Tim anche nella Conferenza delle Regioni”, conclude.