C’è anche la UIL del Friuli Venezia Giulia tra i firmatari dell’Accordo regionale «Per il contrasto alle molestie e alla violenza nei luoghi di lavoro» sottoscritto venerdì 16 novembre a Udine dalle associazioni di categoria artigiane Confartigianato Fvg e Cna con le parti sindacali.

L’accordo, siglato dalla componente della segreteria regionale Magda Gruarin per conto della UIL FVG, sancisce l’impegno condiviso di imprenditori e rappresentanti dei lavoratori a «diffondere in maniera capillare i contenuti dell’accordo», a «favorire» l’adozione di pratiche che rendano solida all’interno dei contesti organizzati il principio «della inaccettabilità di ogni atto e/o comportamento che si configuri come molestia o violenza nei luoghi di lavoro»; a «promuovere e incoraggiare in ogni azienda comportamenti coerenti» con i principi enunciati nel documento; a «responsabilizzare le aziende perché tutelino i lavoratori e le lavoratrici»; a effettuare annualmente un monitoraggio di verifica dell’applicazione dell’accordo.

Il documento impegna le parti altresì ad attivare molteplici azioni nell’ottica della prevenzione, individuando nei percorsi formativi in cui sono coinvolti i lavoratori uno dei canali privilegiati per «diffondere tra i dipendenti e i dirigenti la cultura del rispetto della persona», anche con il coinvolgimento di figure istituzionali.

La sottoscrizione dell’accordo si inserisce nell’ambito delle iniziative che i sindacati stanno portando avanti contro la violenza sulle donne con la campagna nazionale “Donne libere dalla violenza sul lavoro” di CGIL, CISL e UIL, in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre 2018.

Sono tantissime, infatti, le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, ma solo pochissime di loro hanno trovato la forza di denunciate. L’obiettivo di iniziative come queste è portare alla luce il sommerso.

«Questo accordo – spiega Magda Gruarin – si aggiunge ad altri due protocolli contro le molestie firmati in FVG nel giro di circa un anno. Il Friuli Venezia Giulia è una delle prime regioni in Italia ad essersi attivata in questo ambito, merito delle azioni unitarie intraprese dalle tre sigle sindacali e delle associazioni di categoria che accolgono con serietà e responsabilità le proposte avanzate. Un ruolo importante è svolto anche dalla consigliera per le pari opportunità, sempre presente».

Per Gruarin è importante tuttavia anche interrogarsi sul perché esistano le molestie fisiche e i comportamenti violenti sui luoghi di lavoro. «La riflessione più immediata non può che riguardare la forte differenza di accesso al mercato del lavoro delle donne rispetto agli uomini – risponde la componente della Segreteria regionale UIL FVG -. E’ stato pubblicato in questi giorni il rapporto 2018 “regione in cifre” che mette in evidenza qualche miglioramento sul fronte occupazionale ma permane un dislivello importante tra occupazione femminile e maschile. Nel 2017 risultava occupato il 73,0% dei maschi e il 58,4% delle femmine, una differenza di 14,6 punti percentuali contro i 15,3 punti percentuali del 2016.Il dato sulla disoccupazione registra un 6,7% totale, pari al 5,6% per gli uomini e all’8,1% per le donne. Siamo consapevoli – continua Gruarin – anche delle ingiustizie salariali che rilevano uno svantaggio importante per le donne. Sul tema del differenziale salariale di genere secondo l’ultimo Global Gender Gap Report 2017, redatto dal World Economic Forum, l’Italia è all’82esimo posto, su 144 Paesi analizzati. Un segnale allarmante, se pensiamo che nel 2015 eravamo al 41esimo posto. Tradotto significa che in soli due anni abbiamo perso 41 posizioni, ciò ad indicare non solo che stiamo trattando di un problema reale ma che, nonostante i proclami, questo fenomeno non accenna ad attenuarsi».

In sostanza, dunque, «disparità di accesso al mondo del lavoro e gap salariale mettono evidentemente le donne in una situazione di fragilità, di vulnerabilità. Terreno fertile per le violenze psicologiche e anche fisiche».

Un fenomeno dilagante e da non sottovalutare è anche il mobbing per maternità. Ogni anno in Italia circa mezzo milione di donne ne è vittima, ricorda ancora Gruarin. Negli ultimi 5 anni i casi sono aumentati del 30%. «Di solito le aziende non si sporcano le mani e non licenziano le donne (che la legge protegge) – conclude -. Fanno in modo che siano loro, dopo una lunga ed estenuante pressione psicologica, a inoltrare le dimissioni, alcuni datori le fanno persino firmare in bianco a inizio lavoro. I passi successivi sono le richieste di trasferimento o il demansionamento».

Udine, 19 novembre 2018

ARTIGIANI-Accordo contrasto molestie 16.11.2018

  

Nota Violenza donne 19.11.2018 – accordo con artigiani