“A questo Paese serve una scossa. Una scossa sugli investimenti, sul lavoro, sulla manutenzione del territorio italiano”. Una scossa che CGIL, CISL e UIL vogliono dare al Governo con la campagna avviata per presentare le proposte alternative a una manovra non all’altezza dei bisogni del Paese, con attivi territoriali dei delegati convocati in questi giorni in tutte le province italiane. Il percorso è partito oggi anche in Friuli Venezia Giulia con l’attivo unitario della provincia di Gorizia, il primo dei quattro appuntamenti in calendario in regione che coinvolgeranno complessivamente un migliaio di delegati.

“L’unico modo per far sviluppare l’Italia è creare infrastrutture, anche sociali, e posti di lavoro. Da questo punto di vista serve ancora dare finanziamenti agli ammortizzatori sociali perché le aziende non hanno ancora superato il periodo di crisi”, ha evidenziato Ivana Veronese, segretaria confederale della UIL che ha chiuso i lavori odierni al centro congressi Marina Lepanto di Monfalcone. “Poi c’è tutta la partita del fisco: i lavoratori e i pensionati sono tassati in maniera eccessiva – ha aggiunto -. Questa è una manovra che fa i condoni ma, di fatto, non diminuisce le tasse ai lavoratori e ai pensionati. Noi pensiamo che solo diminuendo le tasse a lavoratori e pensionati, si liberano risorse per il consumo interno perché i ricchi che evadono portano i soldi in un altro Paese, lavoratori e pensionati che hanno qualche soldo in più lo spendono nel mercato interno. Solo così le aziende sono indotte a produrre di più e il volano dell’economia comincia a girare”.

L’attivo unitario, moderato e presieduto dal coordinatore della CISL di Trieste e Gorizia Gioacchino Salvatore, è stata l’occasione per discutere e condividere con i lavoratori e le lavoratrici iscritte ai sindacati confederali le critiche a una “legge debole, carente e non sufficiente a far ripartire la nostra economia”, ha affermato Salvatore.

“Dovremmo pensare a un Paese differente, alle misure reali che dovrebbero farlo ripartire”, ha sostenuto nella relazione introduttiva Thomas Casotto, segretario provinciale della CGIL di Gorizia. “Dare soldi a pioggia senza creare occupazione non risolve i problemi, continuerà solo ad aumentare il debito del Paese negli anni”, ha esplicitato una delle critiche, quella sul reddito di cittadinanza, mosse dai sindacati alla manovra del Governo giallo-verde. Impossibile, per i sindacati, da far funzionare con l’attuale sistema di centri per l’impiego. L’esempio arriva proprio dall’esperienza goriziana, con il protocollo siglato dai sindacati per favorire gli impieghi nella navalmeccanica. “Il centro per l’impiego ha mandato 6 mila mail a tutti i candidati che nel loro curriculum avevano elencato la qualifica di saldatore – ha esemplificato Casotto -. Ci sembravano tante e la conferma ai nostri timori sono arrivate dall’esito della procedura. Alle 6 mila mail hanno risposto in 600, un decimo. E, ancora peggio, sono state collocate appena 14 persone. Un numero prossimo allo zero. Così non si incrocerà mai la domanda con l’offerta di lavoro, per questo chiediamo una inversione sul reddito di cittadinanza”. Al tavolo anche il segretario regionale della UIL Giacinto Menis.

La discussione sulla manovra proseguirà in Friuli Venezia Giulia nei prossimi giorni con gli attivi di Pordenone e Udine, entrambi il 22 settembre, sempre dalle 9.30 alle 13, rispettivamente alla Casa dello Studente e al Centro congressi Enaip di Pasian di Prato, che saranno chiusi dagli interventi di Piero Ragazzini della Cisl e Giuseppe Massafra della Cgil per le segreterie nazionali. A chiudere la tornata l’appuntamento di Trieste, venerdì 23 novembre nella sala ex Friulia di via Locchi, sempre al mattino. Le conclusioni saranno di Claudio Treves, segretario nazionale del Nidil Cgil.

Monfalcone, 20 novembre 2018