E’ stata il 31 ottobre 2018 a Trieste una guida bilingue italiano/croato su “Il lavoro nel settore domestico in Italia- Guida per l’orientamento ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che provengono dalla Croazia”, realizzata dal C.S.IR. – Consiglio Sindacale Interregionale Italo-Croato Alto Adriatico CGIL, CISL, UIL, SSSH (l’associazione costituita fra le organizzazioni sindacali del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e delle contee croate Istriana e Litoraneo-Montana, preposta alle attività e iniziative connesse alla cooperazione transfrontaliera e alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici frontalieri). La guida è stata co-finanziata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

“Nelle regioni italiane del Friuli Venezia Giulia e del Veneto il settore del lavoro domestico è, tra tutti, quello in cui sono maggiormente impiegati i lavoratori e le lavoratrici che provengono dalla Croazia e che in tali aree dell’Italia si sono trasferiti a vivere, o che, in quanto frontalieri, continuano a mantenere la propria residenza nella Repubblica ex-jugoslava – ha introdotto il tema il Presidente del C.S.IR. Michele Berti -. Questa presenza così numerosa è dovuta a varie ragioni storiche, la più importante delle quali va ricercata nella crescente domanda di lavoro creatasi in tali aree (e nel Friuli Venezia Giulia in particolare), a causa del progressivo invecchiamento della popolazione residente, e nella contestuale e ampia capacità di offerta di lavoro che questi lavoratori e lavoratrici sono in grado di fornire, per far fronte ai bisogni delle famiglie che vivono nel Nordest italiano”.

Il settore domestico in Friuli Venezia Giulia e Veneto, tuttavia, “è da sempre caratterizzato da un significativo fenomeno di lavoro irregolare, non dichiarato o comunque sommerso, che vede coinvolto un numero importante di lavoratori e lavoratrici (tra cui sono in particolar modo compresi anche quelli provenienti dalla Croazia) – ha proseguito Berti -. Si tratta dunque di persone che risultano statisticamente non conteggiabili, ma la cui presenza è nettamente percepita in termini tangibili da migliaia e migliaia di famiglie che si avvalgono dei loro servizi. Il lavoro nel settore domestico, inoltre, è, come noto, lavoro quasi esclusivamente femminile, caratteristica che, associata all’irregolarità, rischia di causare ulteriori e specifici pregiudizi alle donne lavoratrici, considerata la propria eventuale condizione di madri”.

La guida è nata con l’intento di fornire uno strumento pratico e conoscitivo perché questi lavoratori e lavoratrici possano diventare consapevoli dei propri diritti, possano meglio affrontare le difficoltà insite in uno degli ambiti lavorativi in cui è particolarmente arduo riuscire a lavorare in modo regolare e, di conseguenza, questi propri diritti possano vedersi riconosciuti, con l’auspicio di favorire la loro emersione dal lavoro sommerso.

Alla conferenza stampa ha preso parte l’Assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, Alessia Rosolen, che – sottolineando la propria condivisione per la realizzazione della guida in oggetto – ha ribadito l’impegno della Regione nel valorizzare l’operato dei C.S.IR. del Friuli Venezia Giulia, a cui ha chiesto una mappatura degli ostacoli che incontrano i lavoratori frontalieri impiegati nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia, in particolare in quattro ambiti: fiscale, welfare, previdenza e legislazione sul lavoro.

“Sono gli ambiti che anche il C.S.IR. ha sempre indicato come critici, per cui il CSIR accoglie con favore questa richiesta e provvederà a predisporre un documento con la mappatura richiesta”, ha subito risposto Berti. “Ci interessa molto questa apertura, perché è necessario eliminare ogni tipo di alibi di natura legislativa, che possa concorrere al mantenimento delle posizioni di lavoro irregolari dei frontalieri nel mercato del lavoro regionale, sia se strumentalmente usato dai datori di lavoro, sia dai lavoratori”.

Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Matteo Calabrò della UILTUcS del Friuli Venezia Giulia, che ha confermato come nella propria esperienza nel lavoro domestico incontri quasi esclusivamente lavoro nero e sommerso, e Roberto Treu (CGIL) che ha convenuto sugli obiettivi che il C.S.IR. si è posto, insistendo sul fatto che la figura del lavoratore frontaliero debba essere meglio definita e regolamentata, proprio in virtù della sua specificità, al fine di togliere quegli alibi che favoriscono il loro impiego irregolare.

Trieste, 31 ottobre 2018