GUIDA PER L’ORIENTAMENTO AI DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI CHE PROVENGONO DALLA CROAZIA

IL LAVORO NEL SETTORE DOMESTICO IN ITALIA

La pubblicazione è stata realizzata dal Consiglio Sindacale Interregionale Italo-Croato Alto Adriatico CGIL, CISL, UIL, SSSH con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in lingua italiana e in lingua croata.

 

La guida nasce con l’intento di fornire uno strumento pratico e conoscitivo – dedicato ai/alle lavoratori/lavoratrici del settore domestico impiegati/e nelle regioni del Nordest italiano e che sono provenienti dalla Croazia o che, in quanto frontalieri/e, in tale paese mantengono la propria residenza -, perché questi/e possano diventare consapevoli dei propri diritti, possano meglio affrontare le difficoltà insite in uno degli ambiti lavorativi in cui è particolarmente arduo riuscire a lavorare in modo regolare e, di conseguenza, questi propri diritti possano vedersi riconosciuti, con l’auspicio di favorire la loro emersione dal lavoro sommerso.

Nelle regioni italiane del Friuli Venezia Giulia e del Veneto il settore del lavoro domestico è, tra tutti, quello in cui sono maggiormente impiegati/e i/le lavoratori/lavoratrici che provengono dalla Croazia e che in tali aree dell’Italia si sono trasferiti/e a vivere, o che, in quanto frontalieri/e, continuano a mantenere la propria residenza nella Repubblica ex-jugoslava. Questa presenza così numerosa è dovuta a varie ragioni storiche, la più importante delle quali va ricercata nella crescente domanda di lavoro creatasi in tali aree (e nel Friuli Venezia Giulia in particolare), a causa del progressivo invecchiamento della popolazione residente, e nella contestuale e ampia capacità di offerta di lavoro che questi/e lavoratori/lavoratrici sono in grado di fornire, per far fronte ai bisogni delle famiglie che vivono nel Nordest italiano.

Il settore domestico in queste due regioni italiane, tuttavia, è da sempre caratterizzato da un significativo fenomeno di lavoro irregolare, non dichiarato o comunque sommerso, che vede coinvolto un numero importante di lavoratori/lavoratrici (tra cui sono in particolar modo compresi/e anche quelli/e provenienti dalla Croazia), con tutte le conseguenze negative che ciò comporta, sia a loro danno, in termini di diminuzione dei diritti, di discriminazioni e di penalizzazioni, sia a detrimento della collettività, in termini di contribuzione previdenziale non versata e di quote di fiscalità non incamerata.

Il lavoro nel settore domestico, inoltre, è, come noto, lavoro quasi esclusivamente femminile, caratteristica che, associata all’irregolarità, rischia di causare ulteriori e specifici pregiudizi alle donne lavoratrici, considerata la propria eventuale condizione di madri. Il risultato di questa diffusa situazione di irregolarità, peraltro, comporta pure l’inevitabile conseguenza di non poter avere certezza numerica, ma solo in termini di stime, riguardo alla presenza di questi/e lavoratori/lavoratrici nei mercati del lavoro delle due regioni italiane in parola. Si tratta dunque di persone che risultano statisticamente non contegiabili, ma la cui presenza è nettamente percepita in termini tangibili da migliaia e migliaia di famiglie che si avvalgono dei loro servizi.

 

Infine, il lavoro domestico prestato dai/dalle lavoratori/lavoratrici provenienti dalla Croazia in Friuli Venezia Giulia (in misura maggiore) e in Veneto (in termini minori) è, molto spesso, lavoro frontaliero, forma di impiego che continua a essere ostacolata dalla persistenza di un quadro normativo carente (soprattutto in quelle materie che incidono specificamente su tale tipo di forma di lavoro), che è portatore di peculiari disparità di trattamento, di discriminazioni e che, quindi, per certo non incentiva e incoraggia l’emersione dall’irregolarità.

 

Guida lavoro domestico lavoratori Croazia 19.2.2018 CRO

Guida lavoro domestico lavoratori Croazia 19.2.2018 ITA