Matteo Zorn (segretario regionale): “E’ la strada giusta. La liberalizzazione non ha portato vantaggi a occupazione e crescita consumi”

 La revisione del decreto Salva Italia con l’ipotesi delle chiusure domenicali degli esercizi commerciali prospettata dal nuovo Governo giallo-verde è la strada giusta. Ne è convinta la UILTuCS del Friuli Venezia Giulia.

“Le liberalizzazioni volute dall’allora Governo Monti non hanno portato a nulla, non hanno avuto impatti positivi per l’occupazione e la crescita dei consumi”, spiega il segretario regionale della UILTuCS Matteo Zorn.

“Le liberalizzazioni in questi anni hanno aumentato nella grande distribuzione solo il lavoro precario: part-time a ore, interinali o lavoratori a chiamata”, aggiunge Zorn di fronte al paventato spauracchio di 40 mila posti di lavoro a rischio in tutta Italia paventato da chi si dice contrario alle serrande abbassate le domeniche. Lo confermano anche i dati dell’osservatorio regionale 2017 sul commercio, che riporta un “aumento del numero di lavoratori a fronte di un monte ore rimasto invariato”. “Ciò significa che le ore pro-capite sono diminuite. Si è creato un mondo di part-time”.

Il segretario regionale Matteo Zorn sottolinea inoltre che “le liberalizzazioni sono andate a tutto vantaggio solo dei gruppi distributivi più forti, a spese del piccolo e medio commercio”. Non solo. “Non c’è stata neppure una crescita dei consumi – prosegue -. Semplicemente sono stati spostati quelli che, prima delle aperture domenicali e festive, venivano fatti in altri giorni della settimana”.

La UILTuCS del Friuli Venezia Giulia, che si era già detta in passato favorevole alle chiusure festive prospettate nella legge regionale sul commercio (approvata dalla precedente giunta Serracchiani, non passata al vaglio della Consulta), è convinta per questo che la strada intrapresa dal nuovo Governo sia quella giusta.

“La proposta va approfondita – conclude Zorn -, individuando le giornate di chiusura e demandando alle Regioni la possibilità di concedere alcune deroghe, purché siano concordate con le parti sociali e riguardino alcune specifiche realtà, ad esempio quelle turistiche”.

Trieste, 13 settembre 2018