Antifascismo democratico, appartenenza di Trieste ad un’Italia libera rinata dalla Resistenza, sindacalismo non ideologico che punta alla negoziazione di migliori condizioni di lavoro, battaglia per lo sviluppo economico e l’occupazione. Sono i principi fondanti della Camera confederale del Lavoro di Trieste nata nel 1945 dai dirigenti del IV Comitato di liberazione nazionale (da cui nel ‘44 erano fuoriusciti i comunisti), come movimento alternativo ai Sindacati Unici di ispirazione comunista. Si tratta della prima forma di ciò che oggi, 80 anni dopo, è la Camera confederale del Lavoro Uil di Trieste, che mantiene viva l’originaria ispirazione riformatrice, indipendente e non ideologica nel suo impegno per il miglioramento e tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.
Lo evidenzia Matteo Zorn, segretario generale Uil del Friuli Venezia Giulia e provinciale di Trieste, che oggi ha commemorato l’80 anniversario di fondazione assieme al segretario generale Uil, Pierpaolo Bombardieri, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. E il vescovo Enrico Trevisi, che nel suo saluto, richiamando la solidarietà e la tutela della vita, sottolinea che egli stesso è figlio di un lavoratore che ha perso la vita sul posto di lavoro.
La storia della Camera confederale è travagliata quanto quella del tessuto industriale triestino dopo l’agognato ritorno della città all’Italia, spiega Zorn. “Pochi numeri la dicono più lunga di tante analisi: prima della ‘ristrutturazione’ degli anni ’60, la componente industriale equivaleva a quasi il 50% dell’economia cittadina. Oggi, il manifatturiero incide appena per il 10% del Pil provinciale, mentre il terziario –commercio e turismo, intermediazione finanziaria e pubblica amministrazione– assomma addirittura all’85%”.
Presenta luci e ombre anche il mercato del lavoro, continua il segretario regionale: “ Da un lato, abbiamo un tasso di occupazione in crescita e un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale. Dall’altro lato, dobbiamo
affrontare il problema del lavoro povero, che colpisce una parte significativa dei lavoratori, e la sfida dell’emigrazione giovanile, che priva il nostro territorio di risorse preziose”.
In questo scenario, continua Zorn, “il settore industriale, ha mostrato una contrazione dell’occupazione. L’industria continua ad essere il settore trainante dell’economia regionale, ma con un tasso di occupazione del 15,5% e solamente del 9% sul territorio di Trieste, con una tendenza costante alla diminuzione delle assunzioni nel settore manifatturiero”.
Tirso, Flex, Wartsila, Ferriera, sono solo alcune vertenze che hanno guadagnato le prime pagine dell’industria triestina, ma che rappresentano complessivamente il processo di deindustrializzazione. Non basta l’insediamento della Bat, continua Zorn, “allo stesso modo, non basta la crescita dei settori della logistica e del turismo, i quali sono sì in crescita, ma sono comunque caratterizzati da bassi livelli retributivi”. E non manca, precisa, “l’attenzione delle parti sociali e della Regione alla questione lavoro, ma una visione economica e un’azione coordinata e lungimirante per fermare” il processo di deindustrializzazione.
L’economia giuliana è legata a doppio filo al suo porto, purtroppo, denuncia il segretario, “da oltre un anno allo scalo triestino, per via di non-decisioni politiche centrali, è impedito di dare risposte allo stravolgimento del contesto economico internazionale. A breve si dovrebbe finalmente avere la nomina del nuovo presidente dell’autorità portuale -conclude Zorn-: il porto di Trieste ora deve correre per recuperare il tempo ed il calo dei traffici persi per colpa di giochi politici che hanno ‘fermato’ il Porto”.
La storia della Camera del Lavoro di Trieste è di ispirazione per tutta la UIL e rappresenta bene l’indipendenza e la dedizione che il sindacato usa nella tutela e valorizzazione del lavoro, con dialogo, proposte concrete evitando posizioni ideologiche, sottolinea Bombardieri: “In un sistema polarizzato, noi continuiamo a dire che il pluralismo sindacale è una cosa importante per questo Paese, una ricchezza democratica. Se ci chiedono da che parte sta la Uil, rispondiamo che stiamo con i nostri iscritti che ci dicono quali sono le scelte da fare rispetto al confronto con il governo”. E prosegue: “Siamo qui a Trieste dopo 80 anni, a riaffermare probabilmente le stesse cose che affermavamo 80 anni fa: autonomia dai partiti, ma non dalla politica, perché noi facciamo politica rispetto per chi la pensa in modo diverso, ma grande rispetto per altre organizzazioni sindacali che fanno, in base alla propria sensibilità e storia, scelte diverse”.
Per quanto riguarda la manovra, continua Bombardieri, “rispetto al passato, c’è stato un confronto: il governo non si è presentato con un documento già chiuso e determinato. Abbiamo avuto la possibilità di discutere e sono state accolte le nostre proposte, 2 miliardi per detassare gli aumenti contrattuali e risorse aggiuntive per interventi sui contratti pubblici”. Non convincono tuttavia “la cartolarizzazione delle cartelle esattoriali perché, così, si fa passare l’idea che chi non paga le tasse, alla fine, trova una scappatoia, mentre c’è chi continua regolarmente a pagarle, come i lavoratori dipendenti e i pensionati -spiega-. Non ci convince, inoltre, tutto ciò che è stato deciso sulle pensioni, con riferimento alle donne e a chi svolge lavori usuranti. E non va bene, infine, la parte relativa al tema sanità”, conclude Bombardieri, assicurando che “lavoreremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per provare a modificare queste scelte”.

































