“Serve una piena attuazione della legge 199 del 2016, la normativa italiana ideata per sradicare il fenomeno del caporalato”. Così il segretario regionale Uila-Uil del Friuli Venezia Giulia, Pier Paolo Guerra, intervenuto ieri alla prima seduta del neocostituito tavolo regionale anti-Caporalato, promosso dalla Regione e coordinato dal prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi.
Già alla prima seduta conoscitiva dei soggetti coinvolti -i sindacati Uila, Flai-Cgil e Fai-Cisl, che hanno chiesto alla Regione la costituzione dell’Osservatorio anti-caporalato, le associazioni di categoria Confagricoltura, Coldiretti, Confcooperative, la Direzione regionale lavoro e l’Ufficio unico per l’immigrazione- la UILA propone quattro punti d’azione per contrastare la pratica delle partite irregolari registrate sul territorio. Si tratta di partite Iva che si presentano come aziende agricole senza terra, si aggiudicano gli appalti per lavori agricoli stagionali, e il cui titolare per lo più di nazionalità pakistana sfrutta illegalmente i propri connazionali.
I punti proposti sono la costituzione della Rete del lavoro agricolo di qualità territoriale, prevista dalla legge ma mai attuata in Friuli Venezia Giulia, con la partecipazione degli Enti bilaterali e coordinata dalle Prefetture; la messa in comune dei dati da parte di tutti gli enti pubblici, come Inps e Agenzia delle entrate, per una mappatura chiara del settore; il potenziamento del il coordinamento e vigilanza ispettiva pubblica; l’istituzione all’Inps di una sezione dedicata alle parite Iva-aziende agricole senza terra, come primo setaccio di regolarità per la gestione degli appalti di manodopera in agricoltura.
Uila, Fai e Flai esprimono la loro estrema preoccupazione per l’andamento del mercato del lavoro in agricoltura, che dipende per il 52% dalla forza lavoro straniera, nella quale si moltiplicano di fenomeni di sfruttamento e di lavoro irregolare, tuttavia avvertono che non va demonizzato il lavoro straniero, bensì le pratiche irregolari. Senza manodopera straniera, anch’essa non abbondante, concludono i segretari, l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia non esisterebbe.











